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1 dicembre 2014 1 01 /12 /dicembre /2014 02:28
I BAMBINI E LA GUERRA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
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1 dicembre 2014 1 01 /12 /dicembre /2014 01:33
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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 01:41

Circa cento persone sono state massacrate il 20 novembre a Beni, nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Lo hanno reso noto oggi alcuni deputati della regione.

 

Questa nuova strage porta a circa duecento il numero dei civili uccisi nella zona settentrionale del provincia del Kivu Nord dall’inizio, a metà ottobre, di un’offensiva condotta dai ribelli ugandesi del gruppo Alleanza delle forze democratiche (Adf).

 

Secondo le ricostruzioni, il nuovo massacro è avvenuto in quattro località vicine tra loro, situate tra le città di Beni e di Mbau. 

 

Afp

CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
CENTO PERSONE MASSACRATE NELL'EST DELLA RDC
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20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 23:50

Esecuzioni sommarie e sparizioni forzate: è l’accusa di Human Rights Watch nei confronti della polizia della Repubblica Democratica del Congo. I fatti risalgono a un periodo compreso tra novembre del 2013 e febbraio di quest’anno a Kinshasa, quando agenti in uniforme, in gran parte a viso coperto, hanno arrestato presunti membri del gruppo criminale Kuluna. Cinquantuno i morti e 33 gli scomparsi.

 

Isa Sawyer, Hrw: “Sono andati di quartiere in quartiere, cercando presunti kuluna, spesso non effettuavano indagini per stabilire chi fosse davvero un kuluna. Persone che non avevano nulla a che vedere con questo fenomeno sono state colpite. In alcuni casi hanno trascinato via dalle loro case giovani uomini e ragazzi, spesso picchiandoli e umiliandoli di fronte ai loro familiari e ai loro vicini. Alcuni sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco”.

 

Human Rights Watch ha raccolto le testimonianze di circa 100 persone: agenti, funzionari del governo e familiari delle vittime. Questi ultimi hanno scritto al governo esigendo informazioni sui giovani scomparsi e sui luoghi di sepoltura di quelli uccisi. “Si sono portati via mio figlio. Da allora è passato più o meno un anno. E continuo a non avere informazioni sulla sua sorte”.

 

A ottobre anche le Nazioni Unite hanno denunciato esecuzioni e sparizioni, subito dopo il governo congolese ha espulso il responsabile Onu per i diritti umani. Mentre un giudice che aveva cercato di avviare un’inchiesta contro un capo della polizia è stato costretto ad abbandonare il caso.

 

Fonte: http://it.euronews.com/2014/11/18/rdc-human-rights-watch-denuncia-esecuzioni-sommarie-ad-opera-della-polizia/

 

Copyright © 2014 euronews

 

HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
HUMAN RIGHTS WATCH DENUNCIA ESECUZIONI SOMMARIE AD OPERA DELLA POLIZIA
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5 novembre 2014 3 05 /11 /novembre /2014 01:56

Duecento persone sono state arrestate a Beni, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dopo un mese di violenze costate la vita a un centinaio di persone.

 

Dal 2 ottobre al 2 novembre almeno 120 persone sono state uccise in questo territorio. Gli omicidi sono stati attribuiti ai ribelli ugandesi del gruppo Alleanza delle forze democratiche (Adf), attivo dal 1996. L’Adf, spiega il quotidiano Forum des As, sfida il governo di Kinshasa e i militari della forza internazionale Monusco, che devono proteggere i civili.

 

Il 2 novembre, al termine di una visita a Beni, il presidente Joseph Kabila ha detto che il suo governo non negozierà con i ribelli. 

 

Afp

 

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22 ottobre 2014 3 22 /10 /ottobre /2014 01:50

Due persone sono morte e una è rimasta gravemente ferita durante una manifestazione contro la missione delle Nazioni Unite nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

 

A Mbau, nella zona settentrionale di Beni, alcuni giovani che protestavano contro l’ondata di violenze che ha colpito la regione hanno attaccato un gruppo di caschi blu della missione per la stabilizzazione della Rdc, la Monusco. Tre manifestanti sono stati colpiti dalle pallottole sparate in aria dai militari per disperderli.

 

Nella serie di massacri attribuita ai ribelli islamici ugandesi delle Forze alleate democratiche sono morti circa 80 civili. Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre solo nella città di Beni sono state uccise trenta persone. 

 

Afp

 

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21 ottobre 2014 2 21 /10 /ottobre /2014 00:04

Il Premio Sakharov per il 2014 va a Denis Mukwege, definito l“uomo che ripara le donne”. Il ginecologo congolese dal 1998 impegnato nella cura delle donne vittime di stupro , è stato scelto tra gli altri due candidati: il movimento Euromaidan, protagonista delle rivolte pro-europee di Kiev e la militante per i diritti umani azera Leyla Yunus. Dopo aver studiato in Burundi e Francia Denis Mukwege ha aperto a Bukawo, mentre era in Congo era in corso il conflitto che ha creato 5 milioni di vittime, la clinica Pavi specializzata nella cura delle donne vittime di stupro. Scampato a un attentato, Mukwege continua a denunciare il perseguire nel paese degli stupri, spesso pubblici, usati come arma contro intere comunità.

 

 

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21 novembre 2012 3 21 /11 /novembre /2012 22:06

"Siamo accanto alla popolazione di Goma e stiamo cercando di dare l'aiuto che possiamo": alla MISNA che lo raggiunge nella città dell'est congolese da ieri sotto pieno controllo dei ribelli del Movimento del 23 Marzo (M23), un missionario sottolinea la ferma volontà di restare al fianco dei civili nel capoluogo del Nord Kivu, ma non nasconde la gravità della situazione. "Non ci sono né luce né acqua - prosegue la fonte della MISNA che preferisce restare anonima - e con le vie di accesso alla città parzialmente chiuse ci sono ovviamente difficoltà nel reperire ciò di cui si ha bisogno".

 

 

A Goma sono presenti molte congregazioni missionarie tra cui i saveriani, i padri bianchi, i carmelitani, i salesiani, i pallottini tra quelle maschili, e le Piccole sorelle di Gesù, le orsoline e le suore di San Vincenzo di Paola tra quelle femminili. "Una presenza significativa - dice alla MISNA da Kinshasa il nunzio apostolico, monsignor Adolfo Tito Yllana - che deve fare a sua volta i conti con la carenza di generi di prima necessità. Le scorte presenti nelle case dei missionari possono bastare per qualche giorno, a parte qualche collegamento attraverso il lago la città è pressoché isolata. E' una crisi umanitaria dovuta a un insieme di fattori e la popolazione sta pagando ancora una volta il prezzo più alto".

 

 

In questa situazione, mentre arrivano notizie di un allargamento del fronte e di un'avanzata dei ribelli, tra i missionari prevale un sentimento di impotenza unito al desiderio di stare vicini alla gente: "E' certamente questo lo spirito che anima i missionari - dice alla MISNA padre Rino Benzoni, superiore generale dei saveriani - e la speranza è anche non si ritorni a una situazione di guerra aperta che coinvolga l'intera regione. Quanto sta avvenendo - conclude - non è soltanto un problema interno e dovrebbe richiedere un coinvolgimento più deciso delle istituzioni internazionali. Il fatto che ciò non avvenga lascia perplessi".

 

 

Agenzia Misna.-   

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20 novembre 2012 2 20 /11 /novembre /2012 21:56

Salesiani e Vis in prima linea. Dopo giorni di scontri, Goma è caduta in mano ai ribelli. Il Centro educativo Don Bosco Ngangi sta facendo il possibile per accogliere le migliaia di sfollati in fuga dalla violenza.

  

 

La Repubblica democratica del Congo è precipitata in un inferno. Dopo giorni di scontri con l'esercito regolare di Kinshasa - fomentati dal confinante Rwanda - i ribelli del Movimento M23 (23 marzo) hanno preso la città di Goma, capitale del Nord Kivu, regione orientale del Paese al confine con l'Uganda, sede vescovile cattolica, dove sono presenti anche migliaia di caschi blu dell'Onu. A Goma è emergenza umanitaria. I salesiani presenti nella città congolese e i volontari del Vis-Volontariato internazionale per lo sviluppohanno aperto le porte del Centro educativo Don Bosco Ngangi a più di 7mila profughi e sfollati arrivati negli ultimi tre giorni: donne e uomini in fuga dal conflitto che si è riacceso fra esercito e guerriglieri ribelli e che si è aggravato a causa dell'apertura di un nuovo fronte congolese-rwandese. Secondo il censimento operato dai salesiani, 5mila sfollati sono bambini; di questi, 111 sono arrivati completamente da soli.

 

 

"Abbiamo il necessario per vivere", ha detto padre Piero Gavioli, direttore del Centro di Goma. "Ma se, come stiamo facendo, diamo da mangiare ai profughi e sfollati, fra poco non avremo più nulla neppure per i 3.300 bambini e giovani in difficoltà che frequentano tutti i giorni il centro". E aggiunge: "I volontari italiani sono in prima linea, con la loro esperienza".

 

 

E Carola Carazzone, presidente del Vis, dichiara: "Lanciamo oggi, Giornata mondiale dei diritti dei bambini, un appello straordinario per sostenere la popolazione congolese accolta nel Centro Ngangi". Chi volesse ulteriori informazioni ed effettuare donazioni può consultare il sito: www.volint.it, scrivere alla mail: vis@volint.it.

 

 

Un gruppo di venti italiani, frai quali il vulcanologo napoletano Dario Tedesco, è rimasto intrappolato a Goma,  in un'area compresa tra il quartier generale della missione Onu e quella dell'osservatorio vulcanologico in cui Tedesco e gli altri stavano compiendo i loro studi: una zona di montagna finita sotto il fuoco del principale gruppo ribelle, M23, sostenuto da Uganda e Rwanda. Lo stesso Tedesco, attraverso Skype, ha raccontato che la situazione è drammatica  e l'approvvigionamento di viveri impossibile. Ora, come ha riferito la Farnesina, il vulcanologo si trova nella base delle Nazioni unite.

   

Giulia Cerqueti

Famiglia Cristiana.-

 

 

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26 ottobre 2012 5 26 /10 /ottobre /2012 21:28

Entrée M23 à GomaI ribelli dell'M23 stanno mettendo a ferro e fuoco il Nord Kivu da mesi. E ora sono entrati anche a Goma, la capitale. L'Onu ha accusato il Ruanda di sostenere il gruppo armato ma, allo stesso tempo, ha concesso a Kigali un posto nel Consiglio di Sicurezza. La dura reazione di Human Rights Watch. Da buona congolese, Charlotte di solito ha il sorriso stampato sul volto e trasmette allegria a chiunque si fermi a parlare con lei. Ma da qualche settimana, il suo stato d'animo è segnato da timori, preoccupazioni e senso di precarietà. Colpa del clima di insicurezza, delle granate e degli assassini mirati che la stanno facendo da padrone a Goma, nell'est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove le autorità hanno indetto il coprifuoco. "Qui è tornata la guerra, i ribelli sono in città e noi non sappiamo se per noi ci sarà un domani", si sfoga la donna, che lavora come domestica nel compound di una Ong internazionale di base nella capitale del Nord Kivu.

 

La guerra dell'M23.

La guerra a cui si riferisce Charlotte, e che ora sembra aver varcato anche le porte di Goma, è quella in corso ormai dallo scorso maggio tra l'esercito congolese (FARDC) e il gruppo ribelle M23 (Movimento del 23 marzo). Quest'ultimo si è formato in seguito a un nutrito movimento di defezione dalle forze armate di Kinshasa, da parte di elementi ruandofoni di etnia tutsi, fedeli al generale Bosco Ntaganda, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. I ribelli dell'M23 stanno mettendo a ferro e fuoco il Nord Kivu: incursioni e incendi nei villaggi, uccisioni, stupri di donne e reclutamento di bambini soldato, come testimoniato da Human Rights Watch 2 e altre organizzazioni non governative, hanno già provocato lo sfollamento di oltre 260 mila persone, che vanno ad aggiungersi ai circa 700 mila sfollati che si contano già in Nord Kivu, e hanno costretto 60 mila rifugiati a varcare i confini con Ruanda e Uganda in cerca di protezione.

 

L'Onu: nuove accuse al Ruanda.

In un rapporto che sarà reso pubblico il mese prossimo, il Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla RDC ha puntato il dito contro il Ruanda, accusando il Paese di Paul Kagame di essere direttamente responsabile delle violenze perpetrate dai ribelli del M23 in Nord Kivu. "Il Ruanda continua a violare l'embargo sulle armi dando supporto militare diretto ai ribelli del M23, favorendo il reclutamento di disertori delle FARDC e fornendo armi, munizioni, intelligence e consigli politici", si legge nel rapporto che chiama in causa direttamente il Ministro della Difesa di Kigali, James Kabarebe.

 

Anche l'Uganda sul banco degli imputati.

Il rapporto delle Nazioni Unite giunge a pochi mesi da un altro documento dello stesso Gruppo di esperti che aveva già portato alla luce il ruolo del Ruanda nella guerriglia del M23 all'est del Congo. Questa volta, tuttavia, sul banco degli imputati è finito anche l'Uganda. Il Paese di Yoweri Museveni, che pochi giorni fa ha celebrato i cinquant'anni dall'indipendenza, è stato infatti allo stesso modo accusato di sostenere i ribelli dell'M23 attraverso un supporto diretto in armi e uomini.

 

Kigali e Kampala negano.

La reazione dei due Paesi confinanti con la RDC non si è ovviamente fatta attendere, al fine di negare ogni accusa proveniente dal gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Il Ministro degli Esteri ruandese, Louise Mushikiwabo, per esempio, ha replicato in maniera ferma affermando che gli esperti dell'Onu non stanno facendo altro che "perseguire una precisa agenda politica, che non ha nulla a che fare con la ricerca delle vere cause alla base dei problemi nell'est della RDC".

 

Il paradosso di New York.

Se, tuttavia, da un lato le Nazioni Unite hanno associato ufficialmente il movimento ribelle dell'M23 a Ruanda e Uganda, dall'altro è di questi giorni la notizia del via libera del palazzo di Vetro all'entrata di Kigali nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu come membro non permanente per un periodo di tempo di due anni (2013 e 2014). Una notizia in controtendenza rispetto all'annuncio del 20 ottobre scorso da parte dell'Onu di voler applicare delle sanzioni nei confronti dei dirigenti del M23 e di tutti coloro che sostengono il gruppo attraverso la fornitura di armi.

 

La reazione di Human Rights Watch.

All'idea che il Ruanda faccia parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha reagito in maniera molto forte l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch "Siamo molto delusi a causa dell'elezione del Ruanda a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza - si legge in un comunicato dell'organizzazione -. Il Ruanda sarà ora in grado di bloccare le sanzioni contri gli ufficiali ruandesi e tutte le altre iniziative per portare la pace nell'est della RDC. Noi pensiamo che questa è una situazione grave che potrà avere conseguenze negative sulla popolazione congolese".

 

Non solo M23.

L'M23, che ha ricominciato la stessa guerra che nel 2008 era portata avanti dal movimento tutsi ruandofono del CNDP (Congresso nazionale per la difesa del popolo) non è però il solo gruppo ribelle che sta creando scompiglio in Nord Kivu. L'attenzione che l'esercito di Kinshasa sta concedendo a questo movimento sta infatti lasciando campo libero a numerosi altri gruppi armati attivi nella zona, molti dei quali, peraltro, si starebbero alleando proprio con l'M23. Violenti scontri interetnici tra gruppi di etnia hutu e quelli della tribù hunde hanno infatti portato alla devastazione di alcuni campi di sfollati nelle aree più remote del territorio. In conseguenza, migliaia di famiglie di sfollati, che erano già state costrette in passato ad abbandonare i propri villaggi per sfuggire alle violenze, hanno dovuto lasciare anche le proprie abitazioni precarie nei campi.

 

Una goccia di speranza.

Anche Hakizimana Buhwiriri, uno sfollato di 25 anni in sedia a rotelle, ha perso il buon umore, dopo che la sua casa in un campo di sfollati è stata bruciata da questi gruppi ribelli. Un'équipe del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati 3, tuttavia, ha preso a cuore il suo caso e ha ospitato nelle sue strutture il ragazzo e la sua famiglia, composta da madre e due fratellini. Ora, la famiglia è stata trasferita in un altro campo, lontano dai problemi interetnici che ne hanno causato la fuga. "Nel nuovo campo ora dobbiamo ricostruirci una vita e non posso più lavorare come calzolaio racconta Hakizimana - ma almeno qui ci sentiamo al sicuro e non dobbiamo temere per la nostra vita. E tutto questo grazie ad un gruppo di operatori umanitari che hanno voluto prendersi cura di noi". Una piccola goccia di speranza nel mare di fuoco e sangue del Nord Kivu.

 

 

Danilo Giannese

Repubblica.-

 

 Goma-et-M23.jpg

 

 

M23---FARDC.jpg

 

 

Incroyable-en-RDC.jpg

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