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9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 20:05

Un fallimento: si può racchiudere così il senso degli editoriali africani che commentano il vertice della Conferenza internazionale dei Grandi laghi svoltasi nei giorni scorsi a Kampala. I paesi della regione avrebbero dovuto raggiungere un accordo per il dispiegamento di una forza ‘neutra’ nell’est del Congo, teatro di una nuova ribellione che ha causato in poche mesi mezzo milione di sfollati.

 

Fonti diplomatiche hanno riferito anonimamente ad Afrik che se Uganda e Rwanda propendono per una forza internazionale, composta da contingenti dei paesi limitrofi, Kinshasa è favorevole al rafforzamento della missione Onu già presente con 19.000 uomini ma finora rivelatasi incapace di contrastare violenze e instabilità.

 

“La montagna di Kampala ha partorito un topolino” evidenzia un altro editoriale di Africa Review commentando il fatto che la riunione tra i capi di Stato della regione si è conclusa con la decisione di istituire un comitato incaricato di “fornire dettagli sulla forza internazionale” e proporre soluzioni urgenti per la fine degli scontri”. I responsabili si rincontreranno quindi tra quattro settimane per valutare la situazione. Un tempo lungo come un’eternità per le popolazioni in fuga dalle violenze e dai saccheggi, per le quali la comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie avevano chiesto soluzioni “urgenti”.

 

A dominare l’incontro nella capitale ugandese e a determinarne gli esiti, le tensioni tra Kinshasa che accusa il Rwanda di sostenere la ribellione dell’M23 e Kigali che si difende smentendo categoricamente qualsiasi forma di ingerenza nelle vicende dell’est del Congo. Nelle ultime settimane anche la comunità internazionale e gli Stati Uniti hanno rivolto al presidente ruandese Paul Kagame accuse in linea con quelle di Kinshasa.

 

 

Agenzia MISNA.-

 

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Published by MISNA - in RDC
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